Words about old and new Fenice Nera concessions:

 

Fearbringer - Le notti del peccato

Fearbringer è un nome che non ha certo bisogno di troppe presentazioni. Una delle figure più prolifiche nella folta scena underground Italica insieme ai The True Endless; vanta una nutrita discografia di demo, promo e vhs del suo progetto principale più altro materiale edito con i suoi progetti paralleli Tunguska e Armata di Carona. La caratteristica che in passato ha sempre contraddistinto questo artista, sono senz'altro le liriche cantate in Italiano nella grande maggioranza dei brani. Dico in passato perchè qui, proprio al vero esordio discografico, c'è stato il cambio... Possono trarre in inganno il titolo dell'album e di un paio di brani (la title-track e "Seviziata") in Italiano, ma le liriche sono interamente in Inglese... Peccato, almeno per me, mi sarebbe piaciuto continuare a sentire Fearbringer cantare nella nostra lingua come in passato, ma queste sono solo mie considerazioni..."Le Notti Del Peccato" è un concept anticlericale liberamente ispirato ad un testo narrativo di Denis Diderot della seconda metà del '700 ove si narra di uno scambio epistolare tra una monaca fuggita da un convento ed un marchese che anni prima si era interessato ad aiutare la stessa monaca ad ottenere l'annullamento dei voti... Una storia intricata dal quale nasce questo testo e dal quale Fearbringer prende spunto per scrivere il suo lavoro. La musica è perfettamente in sintonia con il concept narrato. Un Black Metal grezzo ma non privo di aperture più melodiche ed oscure, organi da chiesa ed atmosfere plumbee e misteriose permeano l'intero corso della storia narrata in questi 7 brani; a partire dall'intro strumentale "Ruined Convent Breath", bellissimo pezzo che si apre con organi dalle sonorità oscure e demoniache per poi concedersi in un incedere di archi che evolve il brano e lo rende una perfetta colonna sonora per l'incubo... "The Mad Nun" apre ideologicamente il concept essendo il primo brano cantato. Già dal titolo si può intuire il significato alla base al concept. I riff sono oscuri, danno la sensazione di buio, di tenebra, lo scream profondo e tonante di Fearbringer narra storie di dannazione eterna e di morte. Le atmosfere sono realmente toccanti ed il tema centrale è perfettamente interpretato dalle note di questa song. Varia nella sua durata di oltre 6 minuti, con parti più rallentate e clean vocals evocative che però per quanto mi riguarda ho faticato un po' a "visualizzarle" correttamente ed incastrarle nel resto della musica. "Perverted Holy Hands" si apre con un'intro di organi da far accapponare la pelle... Ascoltatela al buio, da soli... La dimostrazione di come con poche note si possano dare davvero emozioni forti ed oscure... La song poi presenta, come tutte del resto, le stesse caratteristiche illustrate per la precedente. Parti più fast alternate a parti più meditative ed evocative, sempre a tenere alta la tensione emotiva e non abbandonando mai il tema ecclesiastico che vuole rappresentare. "Seviziata" è una delle mie preferite. Difficile da assimilare almeno inizialmente per via dell'intro cantata in clean, ma che con più ascolti riesce davvero ad evocare tetre emozioni di oscurità profonda. Bellissimi i riff portanti, molto azzeccata l'interpretazione vocale. E la volta poi della più grezza e cadenzata "Black Mother Nightmare", altro brano di quasi 5 minuti che presenta anche un insolito assolo di chitarra nella parte centrale. La title-track "Le Notti Del Peccato" è forse il brano più bello dell'intero lotto. Si apre nella maniera classica di un brano classico di Black Metal classico! Riff gelido, sgraziato, batteria sostenuta e scream ossessivo... Saranno sempre le parti in clean anche qui a renderne difficile l'assimilazione al primo impatto... "No Escape From Sin" è un outro nella quale un pianoforte suonato nel mezzo di un temporale rende la giusta conclusione al concept appena narrato. Un'altra perfetta colonna sonora per l'incubo...Concludo promuovendo a pieni voti il lavoro di Fearbringer (il quale ha suonato tutti gli strumenti oltre che cantare), rammaricandomi un po' per le mancate liriche in Italiano ma soddisfatto di avere tra le mani un prodotto davvero sopra la media. Complimenti a Fearbringer. Un altro ottimo lavoro di Black Metal made in Italy. Ascolto obbligato.

(ITALY) 8/10 Matma - www.blackmetalonline.com

 

 

Fearbringer - Double faced corruption

Ci sono compilation che onestamente, non servono proprio a nulla, se non a rubare soldi a chi la musica l'ama veramente. Ma questo Double Faced Corruption del Sign. Fearbringer non è per niente quel tipo di prodotto truffaldigno... è più che altro un vero ed interessante spaccato artistico delle origini stilistiche di questo progetto Black Metal nostrano che su di me ha esercitato, sin dalla sua nascita, un fascino particolare. Il cd si può tranquillamente suddividere in 4 parti, la prima che consiste in nuove tre canzoni (almeno relativamente parlando, il disco è stato pubblicato fra il primo e il secondo album), in ogni caso si parla di canzoni molti più crude rispetto a quelle inserite nel primo capitolo discografico, dove l'elemento violenza viene maggiormente enfatizzato, senza però mettere in secondo piano gli oscuri e mistici arrangiamenti di tastiera che per assurdo vengono esposti in maniera ancora più ostinata, andando a creare un alone nero e cupo che si esprime nel miglior modo possibile in Walls Of Damnation. Sono anche tracce interessanti non solo per il fatto stilistico, visto che il seguente Simula Et Dissimula ne sarà molto influenzato, con le sue trame più complesse e ricercate, ma è interessante soprattutto per il fatto che delle consistenti parti cantate sono in Italiano, una pratica sempre più diffusa, e per fortuna. Ma il piatto forte, quello che diciamocelo onestamente mi attira di più, sono i due demo Nera Chiesa (2000) e Carne Tormentata (2001). Due produzioni che si manifestano alle mie orecchie come due piccoli gioielli fatti di tanta spontaneità e passione, magari non perfetti dal punto di vista estetico, ma decisamente passabili da quello dell'istinto e dell'irruenza. Si sente, in modo particolare rispetto ad oggi una più spiccata vena melodica per quanto riguarda gli arrangiamenti, più indirizzate nei confronti di trame oscure e buie. In sostanza Nera Chiesa rimanda a tutto quel panorama Occult/Black Metal che mi fa tornare alla mente il primo periodo degli Abhor. Nel secondo caso, mi riferisco a Carne Tormentata qualcosa effettivamente cambia, le chitarre ricoprono un ruolo maggiore e più efficace, peccato per una produzione forse troppo "casalinga", brani come Un Dono Di Sangue e Rituale Di Morte con un sound migliore ne uscirebbero ancora meglio. La progressione in Fearbringer c'è sempre stata ed in modo graduale, su questo non ci sono dubbi, quello che vorrei sottolineare è come in questa lieve e costante evoluzione nulla è andato perso, ma si è costantemente definito e migliorato. Black Metal tirato e freddo, con quella vena melodica a tratti epica che sa conferire quel giusto pathos che crea un'atmosfera raggelante, questa in sostanza la musica che troverete in questa raccolta. E per tutti gli appassionati impossibile non segnalare anche le tre cover conclusive, tutte dei Bathory, il miglior tributo possibile alla fonte di ispirazione originaria. Bello.

 

(ITALY) 7,5/10 Burden - www.elskrin.net
 

 

Fearbringer - Simula et dissimula

La prolificità dell'artista che si nasconde dietro al monicker di Fearbringer è sempre stata cosa nota e nemmeno questa volta viene meno; così a distanza di un anno dal full d'esordio per Officina Rock "Le Notti Del Peccato" ed a pochi mesi dalla ristampa su cd di vecchie demo tape, ecco giungerci il secondo capitolo ufficiale della band Parmense, "Simula Et Dissimula", in concomitanza con la nascita di una nuova etichetta tricolore, la Bleeding Eyes (www.bleeding-eyes.com) che esordisce sul mercato proprio producendo questo nuovo album.
La passione di Fearbringer per la storia del nostro Paese e soprattutto per i capitoli oscuri di intrighi religiosi e clericali che abbiamo imparato ad apprezzare da sempre in ogni sua produzione, non manca di rivelarsi nemmeno in questo caso; il concept narra infatti le oscure trame ordite da Papa Sisto IV ed altri "aristocratici" della fine del '400 come Girolamo Riario, Francesco Salvati e Francesco e Jacopo Pazzi, ai danni di Lorenzo De Medici, in una Firenze rinascimentale che viene qui trasposta in musica oscura pregna di emozioni e di rimandi non solo letterari appunto ma anche emozionali, esaltando il concept e affascinando l'ascoltatore catturandolo per l'intera durata dell'album. Il sound proposto non si discosta di molto dal precedente lavoro, anche se ho notato netti miglioramenti per quanto riguarda la produzione, qui più chiara ed incisiva, ed ho anche apprezzato un cantato più cattivo e rabbioso rispetto appunto al primo capitolo; segno che l'esperienza e la classe di questo personaggio continua a crescere e a maturare riflettendosi positivamente sull'esito finale.
La musica è come da tradizione un Black Metal molto epico a tratti, fiero e battagliero, pregno di atmosfere cupe e mortifere bilanciate da momenti più atmosferici cantati in un profondo ed evocativo clean, parti cadenzate, riff gelidi e taglienti come rasoi ed una rabbia nell'interpretazione, come appunto dicevo poco fa, nettamente più intensa che in precedenza. Le parti in clean sono spesso recitazioni "corali", come nel caso dell'intro "Staring At The Towers Fall", costruita su parti di organo e tamburi da guerra; o nell'inizio della sesta traccia "The Circle Of Traitors", song che si presenterà più maligna delle altre grazie a dei riff interni degni di nota. Nel brano "The Revolt" possiamo apprezzare sample di suoni di una battaglia, con lo sferragliare delle armi e le grida dei combattenti, avvolti da una song possente e molto veloce nei tempi. La settima "Immortality Through Black Metal" è una delle mie preferite, dopo un'intro che mette subito l'ascoltatore in grado di entrare nel suo concept, il brano si evolve ed esplode in uno splendido riff assolutamente Black Metal che non sarà senz'altro originale, ma sa incantare e trascinare l'ascoltatore all'interno di un turbinio di sensazioni oscure e maligne... Una grandissima song all'interno di un album ancora una volta ottimo...
Le ultime tre tracce sono brani appartenenti al debut "Le Notti Del Peccato" ripresi dal vivo e proposti in questa sede come bonus tracks, utilissime a chi non ha ascoltato il debut e vuole farsi un'idea di come suoni. In definitiva credo che ci troviamo di fronte ad un altro ottimo album di Fearbringer, artista che ho già elogiato in passato e non mi stancherò mai di farlo. Un Black Metal personale, dai tratti ormai facilmente riconoscibili, soprattutto nelle arcane clean vocals; una musica oscura ed impegnata dal punto di vista lirico, per chi nel Black Metal non cerca solo furia distruttiva ma anche coinvolgimento emotivo ed esplorazione di un passato storico offuscato da crimini e complotti da parte della Chiesa... Ancora una volta giù il cappello...


 

(ITALY) 8/10 Matma - www.blackmetalonline.com

 

Some albums just grab you and demand attention, they have that quality about them that makes you sit up and take notice. “Simula Et Dissimula” hooked me straight away, it's imperious stance had me tugging my forelock in no time, bowing constantly as I backed off into the dark corner where I belong. FEARBRINGER is another solo project, which oft times as far as Black Metal is concerned acquaints with high calibre music and this album is no exception. The arrogance and magisterial aloofness evoked by these tracks demands respect and places it on a pedestal that makes it hard to topple it from. In parts this reminds me of a BM FEAR FACTORY, mainly due to the clean singing which throws up images of a corpse-painted Burton C. Bell. Of course the comparison ends there and musically we are talking Black Metal with a cathedral production and possessed of the same stone coldness.

This album is full of soul, it may be dark and twisted but soul it is. The atmosphere often lauded as one of the necessities of the genre is thick enough to choke you blue, the production blurs the edges sufficiently to make the proceedings opaque without obscuring the essence of FEARBRINGER. Songs sweep by with a haughtiness you would normally associate with the high born, for the most part each track bolts from it's hole like an aristocrat from a mob of French revolutionaries. Though it is fast it isn't gratuitously so, it's more a sense of urgency than catch me if you can. “Simula Et Dissimula” stands out for it's clean singing, it is used frequently and is often harmonised, it acts as a perfect counterpoint to the bleakness of the instrumentation and has a richness to it that strengthens the whole rather than weaken it. The sneering growls used elsewhere have an authoritative comportment, the last time I heard the like being on a WINTERTHRONE album. The songs themselves are perfectly capable of drizzling melancholy over the listener, “Towards The Altar” being a prime example, FEARBRINGER is also quite happy to use riffs that you wouldn't normally acquaint with Black Metal, in particular on “Conspiracy” and in that sense I am happy to make a GORGOROTH comparison and that isn't the only similarity. The concept behind the album is a recounting of events in Florence many centuries ago revolving around corruption in the church, there are occasional motifs that definitely add a medieval air.

As the tracks charge along, you are struck how it's the whole that counts, nothing holds precedence, apart at times from the vocals. The drums tend to maintain a frantic gallop rather than a constant blast, though there is plenty of rapid battery which never bores due to the fusing of the elements within the production. The guitar is used expressively for the genre, setting the moment often with an arch echo. Trebley throughout, they are at no point weak and any notion of tinniness can be dispensed with straight away. Again, when FEARBRINGER puts on a burst the guitars meld with the whole. The bass often plays its part, especially when the pace drops and there are few sections where you can't hear it rumbling along. “Simula Et Dissimula” is an album that leaves it's mark, FEARBRINGER needs to wear gloves if he doesn't want anyone to know where he's been, his fingerprint is distinctive whether it be the use of what sounds like timpani or the wash of ethereal guitar on “Immortality Through Black Metal.” The three bonus tracks, all recorded live with a full line-up are worthy of the album proper, losing none of the commanding atmosphere, though understandably less distinct. This album is original and I'm sure it will be enduring, it falls within a style that I can't get enough of and so don't expect a poor score from me, he made me do it.

 

 

(CANADA) 9/10 Mac - www.metal-observer.com

 

Fearbringer ist der Name einer italienischen, satanischen Black-Metal-Band, die bereits seit 1997 die lokale Szene unsicher macht. Von Anfang an hat die band eine Vielzahl von Demos veröffentlicht, aus denen schließlich ganze Platten wurden, die aber den heimischen Undergrund nie verlassen haben. Das aktuelle Werk „Simula Et Dissimula“ ist die erste Scheibe, die man nun auch überregional veröffentlicht, und anscheinend wurde es dafür auch langsam mal Zeit, denn das hier gebotene Material ist wirklich sehr ausgereift und auch verdammt stark. Die acht regulären Songs auf diesem Release verbinden die rohen Klängen der alten skandinavischen Black-Metal-Schule mit den hymnenhaften Strukturen des Pagan Metal, und das eigentlich in jeder vertretenen Komposition. Songs wie das flotte „Double Array Creation“ oder das rohe „Conspiracy“ erinnern bisweilen stark an Darkthrone’s „Transilvanian Hunger“, gehen aber nachher in erhabene Chöre über, in denen die Italiener mit aggressiver Streitlust zur Schlacht bitten. Dies alles präsentiert man schließlich auch noch in kompakter Form und ohne jegliche überflüssigen Längen. Alleine bei diesen beiden ersten Stücken kann sich ein Großteil der ach so anspruchsvollen Konkurrenz mal eine Scheibe abschneiden; Fearbringer gelingt es in relativ kurzer Zeit, exzellente Hymnen aufzubauen, ohne dass das ursprüngliche Feeling dieser Musik verloren geht. Von der effektiven Simplizität mal ganz zu schweigen… In Nummern wie „The Revolt“ und „The Circle Of Traitors“ geht dies sogar so weit, dass man sich zwischendurch dazu verleitet sieht, in die Chöre mit einzusteigen. Bei den drei Bonus-Live-Tracks sieht das zwar etwas anders aus – hier zeigen sich Fearbringer ein wenig progressiver und verspielter, doch auch hier kann die Band unter Beweis stellen, dass in ihr ein ungeheures Potential steckt. Trotz des hohen Melodieanteils und der unbestrittenen Eingängigkeit der meisten Songs ist die Musik auf „Simula Et Dissimula“ alles andere als kitschig; stattdessen zeigt die Platte einmal mehr, dass der Underground meist mehr Talent hat, als die Bands, die sich schon seit Jahren auf ihrem Plattenvertrag ausruhen. „Simula Et Dissimula“ ist brutale, mit Highlights gespickte Schwarzmetallkunst einer weiteren Perle der unterbewerteten italienischen Black-Metal-Szene. Fans von Darkthrone und alten Emperor sollten sich das mal anhören und zwecks dessen mal die Homepage www.fearbringer.com besuchen.

 

(GERMANY) 4/5 Deadnextdoor - www.wallsoffire.de

 

 

Armata di Carona - Mother

Armata Di Carona è un side project dell’attivissimo Fearbringer, che nel 2004 è giunto al primo full lenght “Mother” dopo un l’ep “Leaving…” sempre dello stesso anno. Fearbringer in questo progetto narra le vicende del suo luogo di vita, cioè Parma e più precisamente della sua storia narrando episodi che hanno segnato l’esistenza del Ducato di Parma. La one-man band propone un black metal grezzo, malato, oscuro e soprattutto spirituale ed evocativo grazie ai riff sempre ispirati e ricercati, insomma Fearbringer è sempre una garanzia di qualità e personalità, il cui stile ormai si riconosce al primo ascolto. A differenza del suo main project gli “Armata Di Carona” come già detto sono più raw e forse più canonici ma le atmosfere sprigionate dalle otto tracce che compongono “Mother” sono di assoluto valore e provocano nell’ascoltatore un forte senso di sgomento. “Mother” contiene in sé per intero il primo ep della band (le ultime quattro tracce) e quattro tracce inedite in cui la spiritualità è enfatizzata ai massimi livelli e la title track, la canzone migliore dell’intero lavoro, ne è l’esempio più fulgido: forte di un mood incessante e ossessivo, il riff portante è davvero difficile da dimenticare, la canzone si snoda con un ritmo cadenzato e ritmato che mi ha riportato alla mente i francesi Deathspell Omega. La prova vocale i Fearbringer è veramente ottima e il suo personalissimo modo di cantare è sicuramente un valore aggiunto alle composizioni già di per sé molto buone. Inoltre l’edizione ultra limitata del cd in 500 copie numerate a mano fa di “Mother” un gioiello assolutamente da non perdere per i collezionisti e amanti del genere.

(ITALY) Morthcruel - www.blackitaly.it

 

 

Presagio - Antiche memorie

Dedicato e incentrato sul Ducato di Parma e Piacenza ed ai castelli di Fontanellato e Gropparello, con questo concept, il prolifico Fearbringer raggiunge il suo apice.
Nelle prime dieci canzoni che compongono il primo libro intitolato “La foresta del cervo” la musica va a cogliere ogni sfumatura contenuta in una saletta del castello di Fontanellato, che possiamo scorgere nella copertina dell’album, dove i coniugi Sanvitale commissionarono a Francesco Massola di riprodurre su affresco il mito di Diana e Atteone per commemorare il loro figlio, morto appena nato. In una battuta di caccia, Atteone si imbattè in una grotta dove Diana e le sue compagne facevano il bagno. Adirata per l’oltraggio subito, la Dea spruzzò acqua sul viso di Atteone trasformandolo in cervo affinché questi non potesse narrare a nessuno ciò che vide. Il cacciatore dopo che fuggì, si accorse del suo nuovo aspetto specchiandosi in un lago. Inseguito dai suoi cani venne catturato e sbranato. Tra leggende e realtà, le canzoni ci trasportano in una nuova dimensione catapultati in un mondo puro, dove veniamo colpiti da molteplici emozioni : turbamento, ammirazione verso la natura, forza e debolezza dell’uomo in tutti i suoi limiti, riflesse in uno specchio e proiettate nella nostra mente. Non c’e’ bisogno di parole per descrivere ciò, e escludendo i lamenti di Fearbringer e Nereis , atti a rappresentare le due facce della natura, maschile e femminile, le canzoni sono da considerarsi tutte strumentali, con momenti acustici e distorti dove tutti gli strumenti, assieme alle note emettono dei colori che dipingono alla perfezione il contenuto di ogni singola canzone.
“La foresta del cervo” oltre ad essere il titolo del primo libro è anche quello della prima traccia. Una foresta che per quanto possa essere sottomessa dall’uomo, tende sempre i suoi agguati, dove veniamo introdotti ad essa da un vento che non lascia presagire di certo la quiete, accompagnato da tastiere lugubri che suscitano immagini di dolore. “In onore della madre” è un omaggio alla Madre e intrinsecamente alla natura in tutta la sua bellezza, una composizione maestosa che incide le sue coordinate tra momenti sognanti e altri silvestri, un incedere sacro che lascia spazio unicamente alla perfezione della creazione. “Il pianto dei Sanvitale” ovviamente rappresenta un passaggio mesto dove tutti gli strumenti piangono la morte prematura del loro figlio.
“L’ affresco” , “La caccia”, “La fonte e le fate”,” Metamorfosi”, “Occhi di cervo”, illustrano prettamente la leggenda di Diana e Atteone, dove tra cinguettii e suoni fiabeschi, stupore e ira, si consuma il dramma. Impressionante come nell’ottava traccia “Occhi di cervo” si è avvolti da una pesantezza che ricrea il turbamento che provò Atteone vedendo il suo riflesso di cervo, caratterizzata da un uso oppressivo del synth che schiaccia ogni resistenza. “Gloria” e il suo significato ambiguo immortala la leggenda e sottolinea l’onnipotenza della natura, che ruota attorno a dei gentili mormorii e un synth ancora protagonista che dipinge orizzonti surreali. “Martirio Eterno”, chiude il capitolo. Questo, è uno dei pochi momenti dove Fearbringer propone un suono pesante, lo fa elegantemente, come a rimarcare che tutto ciò a distanza di quasi cinque secoli è ancora –vivo-. Col secondo libro “Mura gementi”, si ha una svolta più cupa nelle sonorità. Stavolta oltre al dramma è presente l’orrore. Trasposti alla fine del 1200 tra le mura del castello di Gropparello nel Piacentino, le otto canzoni che vanno a comporre questa seconda parte narrano la triste storia di Rosania Fulgosio, sposata con Pietrone Cagnano signore del castello, e il suo amore adultero tramutato in dolore e castigo dal marito. Mentre quest’ultimo è distante dalle sue proprietà, Ancillotto Anguissola condottiero al servizio dei Pallavicino conquista Gropparello minacciando di uccidere tutti i prigionieri. Rosania, innamorata di Ancillotto, sua vecchia fiamma, si offre per salvarli. I due, riconosciuti si fanno travolgere dai sensi, ma al ritorno di Cagnano, informato dell’accaduto, fece murare viva la moglie. Si inizia con “Quiete e Inquietudine” introdotta da un arpeggio all’apparenza innocuo ma che al suo interno cela alcuni segreti e che nel suo incedere va lentamente trasformandosi in un tetro presagio. “Alla corte dei Pallavicino” illustra la storia dal punto di vista di Ancillotto, una canzone fiera, un inno invocatore prima della battaglia che rende onore a tutti i condottieri che andranno incontro a gloria , dolore e morte. “Lontano dal castello”, intermezzo di pochi secondi il cui intento è di congiunzione narrativa, ovviamente sottolinea la lontananza di Cagnano dal suo castello, che è il centro che da origine al resto degli avvenimenti. “L’assedio”…questa è una canzone dove l’uso della parola diventa arduo e probabilmente superfluo, forse la mia preferita dell’album che spicca tra il resto delle ottime canzoni. Chitarre lente che gelano, penetrando sin dentro l’anima e che ricreano lo scenario di tristezza del campo di battaglia, una tristezza che aldilà del risultato conseguito da entrambe le parti è destinata ad accerchiare chiunque, ricalcata dai lamenti sia maschili che femminili che generano ulteriore pathos.
“Amore illecito” è un’altra canzone ambigua; tra un marziale percuotere e la gioia di riabbracciare il suo amante, è indicativo l’alone consequenziale che da ciò sarà derivato. E infatti è uno sbattere di zoccoli di cavallo che preannuncia il ritorno di Pietrone Cagnano in “Intrigo svelato”. Intensissima composizione stavolta guidata da un’incessante incedere di doppio pedale che rimarca la scoperta e il tradimento. Rabbia, frustrazione e delusione colgono Cagnano, che lo porteranno a compiere il drammatico assassinio. “La stanza della musica” è quasi una canzone classica dove l’incedere cristallino della tastiera la fa da padrona e ad essere cinici ricrea splendidamente la dannazione eterna a cui si andrà incontro. Il libro non poteva chiudersi se non con la “Divina punizione” dove le note scorrono come cemento fresco, una lugubre chiusura di un fatale destino.
Il terzo e ultimo capitolo nominato semplicemente “Bonus track” è un omaggio di altre tre canzoni di cui Fearbringer ci fa dono e che ci trasportano in uno scenario di corte, una musica tipica di regge e castelli che eleva l’arte dell’uomo e tutto ciò che è riuscito a creare.
Un album imperdibile, capace di trafiggerci e farci trasognare ad ogni suo ascolto.
 

(ITALY) 9/10 Hellequin - www.elskrin.net

 

Misericordia - Circumspectus

Circumspectus" è la prima release rilasciata a nome "Misericordia", l'ultimo progetto, in ordine di tempo, ad essere partorito dalla mente del nostrano artista Fearbringer. Un disco in qualche maniera atipico, che svela nuovi versanti della proposta musicale del nostro, mettendone in luce (con risultati notevoli) il lato più intimista e riflessivo.
Le sorprese non si fanno attendere; dopo un bell'intro dalle sonolità medievaleggianti ed apocalittiche, infatti, ci viene subito presentato il primo gioiello dell'opera: si tratta di "In Vita Morteque", un brano stupendo e ricco di emotività e pathos, dal feeling struggente e malinconico. Pezzo giocato prevalentemente su tempi di estrazione doom e su una melodia epica ed evocativa, creata da bellissime linee di chitarra e cori imponenti.
"Sanctus Lacus" è invece preceduta da un suggestivo intro ambient, con suoni provenienti direttamente da una foresta ed inquietanti sussurri che si sovrappongono con effetto arcano ed inquietante, prima che il tutto venga interrotto da un riffing glaciale, mistico ed oscuro sul quale si innestano angelici vocalizzi femminili che lasciano successivamente posto a feroci screaming vocals il cui riverbero conferisce al brano un atmosfera magica e primordiale. Il guitar work grezzo ed al tempo stesso ricercato, la struttura elaborata, le melodie dal sapore antico e la forte atmosfera di questo brano mi hanno riportato alla mente il primo (strepitoso) album dei Borknagar, il cui ascolto dava davvero la sensazione (cosa che accade anche qui) di trovarsi immersi nella natura più incontaminata e selvaggia.
La traccia successiva, "De Silvae Silentio" (stupendo il titolo) non avrebbe sfigurato su "Kveldssanger" degli Ulver: su un sottofondo di suoni ambient si ergono possenti clean vocals maschili corali, con delle percussioni cadenzate come unico accompagnamento. Ma non finisce qui: in chiusura troviamo due cover, di per sè già abbastanza spiazzanti; la prima, "A time for us", è il famoso tema del film "Romeo e Giulietta" di Zeffirelli (scritto da Nino Rota), mentre la seconda, "Chanson balladèe", è invece un brano del 1300 scritto da Guillaume de Machault, ma riutilizzato anche in diverse occasioni in tv. Il primo dei due brani vede Fearbringer, accompagnato da una chitarra acustica arpeggiata con maestria (sempre da lui, ricordo infatti che anche questo è un progetto solista), cantare in pulito sfoderando una insospettabile timbrica suadente e dando prova di una incredibile versatilità vocale (oltre che di un ottimo gusto in fatto di cover, visto che il brano in questione è a dir poco commovente). "Chanson Baladée" è invece rivisitata in maniera divertente, con l'incursione di ruvide chitarre black metal che, credetemi, non stonano affatto! Che dire, un lavoro assolutamente emozionante, intrigante (difficile annoiarsi con una tracklist assemblata in questa maniera) e profondo, in grado di catturare ed ammaliare con una vasta gamma di soluzioni, idee e sentimenti. Come, non siete ancora soddisfatti? Ingrati!!
Allora sarà opportuno aggiungere che il suddetto disco contiene anche una sezione multimediale dove è possibile approfondire il concept e la genesi del progetto, ammirare una piccola galleria fotografica (favoloso l'abito d'epoca indossato dalla modella) e guardare ben due video: quello di "In Vita Morteque" (già in circolazione su Internet) e quello, inedito (e decisamente calzante, fate attenzione all'ambientazione) di "Sanctus Lacus".
Se poi aggiungete che si tratta anche di un edizione limitat(issim)a a 50 copie allora forse fareste meglio ad accaparrarvi quest'opera di genuina arte sonora.

(ITALY) Hagalaz - www.dalynx.org